Perché
Innanzitutto perché sì. E poi, in fondo, perché no?
Muggiti dal Toro di Falaride è il nome della sezione generica dell’Agrigento Forum, agorà telematica che diedi alla luce nel lontano 30 ottobre 2006 e a cui un’oscura manifestazione del Sulfureo denominata “Facebook” ha rubato pressoché tutti gli utenti, i quali, potendo rendere pubblico cosa stanno facendo a tale ora di tale giorno, credono di fare le scarpe al pensiero unico dominante.
Un’opportunità mancata, insomma, perché delle animate discussioni che hanno portato il forum ad essere frequentato anche da alcuni membri dell’amministrazione comunale non è rimasto che il ricordo, così come delle accese diatribe su questo o quell’argomento tra gli utenti: focolari accesi, nella notte, a dimostrazione che dei pensieri erano intenti a battere l’uno contro l’altro come il martello sull’incudine, generando mille scintille.
Così ho deciso di ripartire con un taccuino su cui raccogliere i pensieri e, perché no, iniziare proficue discussioni con chi desidera commentare. Con lo stesso spirito di fruttuoso pessimismo: quello del condannato a morte che pensa a quel che avrebbe voluto (o dovuto) fare nella vita, nel momento in cui urla il suo dolore dalle viscere del Toro di Falaride. L’uno s’arrovella mentre l’altro s’arroventa.
A questo punto è opportuno anche un breve cenno storico sul nome. Falaride è il nome del tiranno che dal 570 al 554 a.C. governò l’allora Akragas. Incaricò Perillo di costruire un toro di bronzo nel cui ventre capiente ficcava i condannati a morte per poi accendere un fuoco al di sotto di esso, ustionando i malcapitati. Come contrappasso vuole, l’inventore di questa macchina di morte fu il primo ad assaporare il clima tropicale che veniva a ricrearsi all’interno del metallico bovino.
